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Politicamente Scorretto rubrica a cura di Carlo Stagnaro |
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Violare la proprietà è violare la persona Carlo Romano ha recentemente pubblicato su Virus un articolo fortemente critico nei confronti dei commenti che i libertari hanno dedicato ai tristi fatti di Genova. Il succo del suo discorso - al di là dello stile piacevole e dalla verve polemica appena mascherata dal linguaggio delicato - era che essi avrebbero ecceduto nella critica dei contestatori, da un lato, e nella difesa del governo, dall'altro. "Più esigete di aver preso le parti dei genovesi - affermava Romano - più ho l'impressione che sosteniate (con una logica che mi sfugge) le parti di chi detiene il monopolio della violenza".
E poi: "Vi dirò invece che siete dei perbenisti. Mi risponderete: 'che male c'è ad essere con la gente perbene'? Consentitemi un neologismo: siete dei 'perbuonisti' (sapete cosa possa voler dire). C'è infine da mettere in conto l'eventualità che siate impalliditi dal terrore di sentirvi, per una volta e fugacemente, dalla stessa parte di Bertinotti".
Prima di procedere, ci tengo a precisare che parlo a titolo personale. Non solo perché non esiste alcuna entità collettiva "i libertari" a nome della quale sia possibile esprimersi; ma anche perché, da buon individualista, penso che le ragioni di ognuno siano differenti e, oltre un certo limite, imperscrutabili e private.
Non è per me un problema condannare, anche duramente, l'operato delle forze del disordine. La disorganizzazione era somma - questo è evidente - e spesso non è mancata la volontà di "far male". Il blitz di sabato notte è stato qualcosa di disgustoso, e ha portato alla mente un passato che molte anime belle ritenevano finito solo in virtù di qualche riga in appendice alla Costituzione. Questo, tuttavia, non impedisce di vedere in un gruppo almeno di contestatori (una minoranza, d'accordo, però ben consistente) il principale nemico dell'idea libertaria - della libertà stessa.
I "black" e i loro compagni non sono solo, in un senso molto profondo, nemici della proprietà privata. Essi sono all'origine di un clamoroso equivoco: quello, completamente avvallato dai media, secondo cui una violazione della proprietà sia un reato, per qualche ragione misteriosa, inferiore ad altri. La polizia, per male che si sia comportata, ha tentato di difendere la proprietà privata: e in questo merita appoggio e sostegno, anche al di là delle responsabilità penali che vanno comunque individuate e verificate.
La proprietà è il frutto del lavoro, del sudore, della fatica di un uomo. La proprietà è l'estensione della sua stessa vita e, quindi, violare la proprietà significa violare la persona. Questo non è stato detto da nessuno, sulla stampa mainstream, e mi sembra una affermazione tanto scontata (almeno sotto alcuni punti di vista) quanto "politicamente scorretta".
Siamo, sono perbenista, scrive Carlo. Lo ammetto. Dirà di più: sono perbene. Non ho mai invocato in vita mia la presenza asfissiante delle forze dell' ordine. Però ho sempre sostenuto il diritto dei cittadini di difendersi. Perché non l'abbiano fatto, o perché non abbiano potuto farlo, dovrebbe essere l'argomento di discussione dei prossimi mesi. |
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