Politicamente Scorretto

rubrica a cura di Carlo Stagnaro

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Con McVeigh è morta la verità

di Carlo Stagnaro

 

Alla fine, Timothy McVeigh è stato giustiziato. L'accusa è semplice e pesantissima: strage. Secondo la corte che lo ha condannato, fu lui a parcheggiare un furgone pieno zeppo di esplosivo sotto il Murrah Federal Building di Oklahoma City. Era il 19 aprile 1995, e alle 9.02 antimeridiane un boato sconvolse la città. L'edificio, che ospitava uffici federali, letteralmente si sbriciolò e trascinò nell'abisso 168 persone (19 erano bambini).

 

Lo presero nel giro di un paio di giorni. Quasi con le mani nel sacco. Si disse che aveva un complice, tale Terry Nichols, condannato all'ergastolo. Fu un processo perfetto: nessun ostacolo sulla strada della giuria, nessuna manifestazione di solidarietà per il povero Timmy. In fondo, era un mostro.

 

Il fatto che avesse stretti rapporti con ambienti dell'estrema destra non contribuiva certo a spingere le organizzazioni abolizioniste a scendere in campo a suo favore. Era pura un ex militare: il che metteva definitivamente una pietra sopra ogni possibilità. Così, si sono alzati solo due appelli perché l'assassino venga graziato: uno, neppure tanto convinto, da Amnesty International. L'altro dal Papa: McVeigh è un cattolico.

 

Tuttavia, è sufficiente digitare il suo nome su un qualunque motore di ricerca su internet per trovare tonnellate di indizi che sembrerebbero ridimensionare il suo ruolo nella strage, quando non addirittura scagionarlo. Era solo, quella mattina? I federali lo stavano seguendo? Sapevano della sue intenzioni? Qualcuno lo utilizzò come cavallo di Troia? Tutte domande la cui risposta svanirà nel nulla, non appena il siero letale gli verrà somministrato.

 

Non è del tutto certo neppure il movente. Si blatera che sia stata una sorta di vendetta per la strage di Waco, compiuta dal governo il 19 aprile di due anni prima. Ma non pochi affermano che si trattava sì di vendetta, ma per un altro omicidio: l'esecuzione di Richard Snell, un attivista della comunità neonazista di Elohim City (con cui McVeigh aveva avuto rapporti) in programma proprio la mattina del 19 aprile 1995. Snell aveva pianificato nel 1983 un attentato - mai messo in atto - al Murrah Federal Building. Guarda il caso.

 

Sono molti gli argomenti che possono essere schierati contro la pena di morte: un vero e proprio arsenale. Se nessuno di essi è stato sufficiente a fermare la mano del boia, a nulla è valso neppure l'ultimo, e, per certi versi, il più importante. L'America, che tanto ha sofferto per la morte inutile di 168 suoi figli, non ha soltanto perso, altrettanto inutilmente, il centossessantanovesimo.

Con la salma di Timmy McVeigh, è stata sepolta anche la verità.

 

Riposino in pace. Tutti e due.