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Politicamente Scorretto rubrica a cura di Carlo Stagnaro |
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PERCHE' NON SARO' A NIZZA Di
Carlo Stagnaro Tra pochi giorni i “grandi” d’Europa si raduneranno a Nizza. Malgrado l’entusiasmo con cui molta stampa e la quasi totalità dei politici sembrano attendere il vertice, c’è più di una ragione per preoccuparsi di quello che ne potrebbe uscire. L’Unione Europea ha dimostrato di essere un fallimento. L’euro entrerà probabilmente nel Guinness dei Primati come la moneta che ha collezionato il maggior numero di “minimi storici” nel più breve tempo. La credibilità dei burocrati di Bruxelles è in caduta libera e, se questo non bastasse, il Parlamento di Strasburgo continua ininterrottamente a sfornare direttive prive di qualunque contatto con la realtà. I difensori dell’UE, però, hanno pronta una allettante spiegazione. “Le cose vanno male – ci raccontano – perché l’Europa non è ancora completa”. Sono ancora da compiere, infatti, decisivi passi verso l’unificazione politica e militare. I mezzi di informazione hanno riferito in tutte le salse che il maggiore handicap del continente è la regola dell’unanimità e, quindi, è necessario passare a quella della maggioranza. Una accettazione acritica di queste tesi va assolutamente scongiurata. Se infatti il continente riuscisse a progredire sulla strada che ha imboccato, ci troveremmo di fronte a un colossale mostro socialista. Non bisogna dimenticare che molti fautori dell’UE ne difendono il ruolo di “contraltare degli Stati Uniti”. Una parte che è stata eccellentemente recitata nel passato dall’Unione Sovietica. Un liberale autentico, dunque, ha l’obbligo morale di opporsi alla centralizzazione europea e al socialismo continentale. Ma come può fare? Il primo, fondamentale passo è prendere coscienza della reale natura del processo in corso. Proprio nel momento in cui il mercato globale ci permette di acquisire un numero virtualmente infinito di informazioni e di gestirle come meglio crediamo, proprio nell’era del revival autonomista, una mandria di burocrati e politici della vecchia guardia tenta di salvare il peggiore nemico della libertà: lo stato sociale e, con esso, i propri privilegi. E lo fa riproponendolo su una scala di dimensioni inaudite. La cessione di sovranità verso il basso, che è la linfa del rinascimento liberale a cui è parso di assistere in alcuni momenti, viene sostituita da una erosione verso l’alto, il cui unico risultato sarà la riproposizione del sogno imperiale e costruttivista che fu di Napoleone e Hitler. Non a caso fu proprio il fuehrer uno dei primi a parlare di “nazione europea”. Una volta resosi conto di tutto ciò, l’euroscettico deve manifestare in ogni modo possibile il proprio dissenso. La qual cosa non è facile, per almeno due ragioni. La prima è l’ostracismo dei media. Ma le seconda è che rischia di trovarsi in compagnie tutt’altro che frequentabili. Chi scrive, ad esempio, aveva meditato a suo tempo di recarsi a Nizza. Ma a che pro? Per ingrassare le fila dei fancazzisti sinistroidi dei Centri sociali? Per contribuire a rafforzare la credibilità di quanti criticano l’Europa per il suo essere poco comunista, quando la verità è che lo è troppo? In realtà, e per fortuna, un modo di sciogliere questo apparente nodo gordiano c’è. Gli euroscettici di orientamento liberale sono molti. Quello che mancava era un’occasione per contarsi e alzare la voce – con educazione e stile, come si confà ai conservatori. Quell’opportunità, vivaddio, si sta avvicinando. L’8 e il 9 dicembre, infatti, si svolgerà a Milano, presso l’Hotel Duomo (Via San Raffaele 1) un interessante convegno dal significativo titolo “Europa: l’ultimo leviatano”. Organizzato dalle riviste Enclave e Federalismo&Libertà e dal CIDAS di Torino, esso raccoglie il fior fiore dell’intellighenzia anti-europeista. Gli interventi riguarderanno tutti gli aspetti cruciali dell’unificazione continentale e proverranno da voci tra le più autorevoli dell’area liberale e libertaria: da Anthony de Jasay a Hans-Hermann Hoppe, da Daniel New a Ralph Raico, da Sergio Ricossa a Enrico Colombatto e ai molti altri che qui non è possibile citare. (Maggiori informazioni sul convegno sono disponibili sul sito http://www.libertari.org; telefonando al numero 0335-8082280 o scrivendo una email a leofacco@tin.it). Carlo
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