|
|
Politicamente Scorretto rubrica a cura di Carlo Stagnaro |
|
[ politicamente scorretto ] [ home life ] |
|
|
NANI DI SINISTRA E GIGANTI LIBERALI Di Alberto Mingardi
E' assurdo prendersela con la Sinistra perché vuole premiare, sia pure per l'ennesima volta, i suoi padri nobili: è legittimo e, diciamo la verità, le rende onore. Sarebbe facile dimenticare Bobbio con la scusa della sua fascio-filia giovanile, sarebbe comodo liquidare Galante Garrone con un arrivederci e una compressa di Selenium ACE. Invece no: se li tengono stretti, nella buona e nella cattiva sorte, è gratitudine ma non solo. E' rispetto. Ecco, su alcune cose la "destra italiana" (sempre che esista) dovrebbe imparare dalla "sinistra italiana" (che esiste sicuramente). Se si aspira a governare più di sei mesi, è necessario coltivarsi una classe di intellettuali, crescerne e nutrirne le leve più giovani, porre le basi della cultura di governo nella cultura tout-court. Non
è che la destra liberale non abbia dei padri altrettanto nobili. Ce li
ha. E' solo che è la prima a dimenticarsene, perché sono troppo
scomodi, sapete, quella maledetta abitudine di pensare sempre con la
propria testa. Anziché prendersela con lo zelo beatificatorio dei
bobbiferi, dovrebbe dimostrarsi, a sua volta, altrettanto zelante. Cioé
lottare, e mica per finta, perché vengano finalmente riconosciuti i
meriti di chi si batteva - quando non era facile - per la libertà di
pensiero, contro il conformismo accademico. Gente che ha rischiato di
suo, che sovente è stata tanto apprezzata all'estero quanto denigrata
in Italia, gente che ha detto la verità quando non era facile. Ricossa ha avuto il merito di vederci giusto prima del tempo, e la sfortuna di non prendere mai la tessera di un Partito. Neppure di quello liberale, sgabello di democristiani e comunisti, da cui si tenne ben lontano. "Al
professor Ricossa noi scaverem la fossa", gli scrivevano sui muri
dell¹università negli anni di Piombo. E Torino, la sua città, non
l'ha mai amato, a parte le attestazioni (formali) di stima, ma quelle
costano niente, sono solo parole. La cosiddetta "destra"
neppure, perché è un uomo vero e, come tale, scomodo per chiunque
voglia appiccicargli addosso un'etichetta. Forse
Torino non è la città giusta, ma ci vorrebbe un Partito, ci vorrebbe un
comune, ci vorrebbero dei cittadini con il coraggio di riappropriarsi,
come fa la Sinistra, dell'orgoglio delle proprie idee.
(Articolo pubblicato anche sul quotidiano “Libero” del 28 ottobre 2000) |
|