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Politicamente Scorretto rubrica a cura di Carlo Stagnaro |
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Quei mille fascisti in parlamento
Costituire un'associazione che abbia tra le proprie finalità la "depressione del sentimento nazionale" non è più reato. Lo ha detto la Corte Costituzionale nell'esame della condanna del "Veneto Serenissimo Governo", i cui membri erano accusati - appunto - della violazione dell'articolo 271 del Codice Penale.
Una pagina di libertà è stata scritta, si è giustamente detto. Ora l'Italia è un po' meno sovietica e un po' più libera. Questo, tuttavia, non significa che le cose siano realmente cambiate. Tanti, troppi falsi reati sono ancora previsti dall'ordinamento della "nostra" repubblica.
Il procuratore scaligero Guido Papalia, da persona intelligente quale è, ha detto una cosa giusta. Ha rilevato che la decisione della Consulta non muta di una virgola (o, meglio, sposta solo di un pelino) la situazione di quanti hanno dichiarato guerra (metaforicamente parlando) alla "nazione" italiana.
Chi compie tali reati verrebbe definito, in America, un "paper criminal": un criminale sulla carta, che in verità non ha fatto male a nessuno e non ha mai rubato niente - parole che ho preso a prestito da Francesco Guccini. (Francesco, perché non "scendi in campo" a difesa di queste persone, assai meno colpevoli della tua "compagna di merende" Silvia Baraldini, a cui hai perfino dedicato una canzone?)
Il codice penale, retaggio dell'epoca fascista, prevede pur sempre che sia illegale il "vilipendio alla bandiera", e minaccia di condannare quanti difendano tale gesto ("apologia di reato"). E' la Costituzione stessa, poi, a vietare la "ricostituzione del disciolto Partito fascista" e a impedire agli eredi di Casa Savoia di mettere piede sul "sacro suolo" della repubblica turrita. Io non sono fascista; non lo è nessuno di noi. Penso però che il crimine non sia "essere" fascisti, ma "comportarsi" da fascisti. O approvare, in maniera tacita o esplicita, le leggi fasciste.
Forse il disciolto partito non esiste più. Ma i suoi accoliti ci sono ancora, e occupano un migliaio di seggi nelle aule parlamentari.
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