|
|
Politicamente Scorretto rubrica a cura di Carlo Stagnaro |
|
[ politicamente scorretto ] [ home life ] |
|
|
La
libertà al palo Di
Carlo Stagnaro Internet è libera e per questo fa paura a molti. Suscita i timori dei pavidi, perché si aspettano di essere “sommersi” da una mole di informazioni il cui peso risulterebbe insopportabile. Fa prudere il fondoschiena ai giornalisti, che sentono dissolversi quel monopolio della comunicazione che hanno faticosamente edificato. Fa fischiare le orecchie ai politici, i quali guardano con orrore alle inconfessabili verità pronte a divenire dominio pubblico.
E’ questa la ragione per cui i parlamentari, su spinta degli scribacchini e col sostegno dei poco coraggiosi, hanno approvato una nuova legge sull’editoria, da pochi giorni entrata in vigore. Essa brilla per assurdità, e la sua stupidità è superata solo dalla lampante volontà censoria che traspare da ogni parola. Essa, in sostanza, prevede che solo i giornalisti iscritti all’albo possano fare informazione: distruggendo quel patrimonio di libertà che risiede nella rete.
La principale falla di tale norma risiede nell’errata comprensione di quello che anche un bambino sa essere vero: Internet è un fenomeno globale, e nessuna regolamentazione nazionale sarà in grado di imbrigliarla. Ciò nondimeno, le nuove disposizioni mettono in serio pericolo i siti italiani, che da un giorno all’altro si sono ritrovati in blocco fuorilegge (qualcuno faceva notare che neppure il sito della Camera dei Deputati rispetta le direttive, ma è lecito aspettarsi che nessuno interverrà).
In realtà, la legge sull’editoria è inapplicabile, e quindi resterà inapplicata. Come accade non di rado in Italia. Però, c’è un però. Essa mette il potere politico – e quello giudiziario – di condannare arbitrariamente qualunque sito “scomodo”. Formalmente, non vi saranno più aggressioni alle parole o alle idee espresse. Semplicemente, i soffioni boraciferi della verità avranno violato il comma tale articolo tal’altro. E nessuno potrà sostenere che siano stati puniti in virtù del loro essere critici nei confronti del governo o dei suoi fiancheggiatori.
E’ del tutto evidente che questa legge rappresenta una seria minaccia alla libertà di espressione. Tanto più grave è il fatto che sia stata approvata senza la sostanziale opposizione da parte di nessuno (una menzione d’onore meritano in questo caso i Radicali, la cui battaglia però è stata – ovviamente, e certo non per loro colpa – inefficace). Giustamente ha affermato Antonio Martino, già Ministro degli esteri e anima liberale di Forza Italia, che “sarebbe meno grave se si fosse trattato di un “colpo di mano” della maggioranza, realizzato malgrado una robusta e consapevole opposizione”. Così come apprezzabile è stata la posizione di Rifondazione Comunista, per una volta (forse per sbaglio) schierata a difesa della libertà.
La voce che però è mancata è quella dei navigatori: i veri interessati, coloro da cui ci si sarebbe aspettati una reazione ben più vigorosa. La petizione promossa da Punto Informatico (http://www.punto-informatico.it/petizione.asp) è una cosa sacrosanta, ma le decine di migliaia di adesioni sono troppo poche rispetto alle centinaia di migliaia, o milioni che siano, di potenziali interessati.
E’ dunque dovere morale di ogni utente della rete rendersi apostolo e untore della libertà di espressione: prendendone le difese in ogni contesto e sostenendo qualunque iniziativa volta a preservarla.
per aderire alla petizione
|
|