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Politicamente Scorretto rubrica a cura di Carlo Stagnaro |
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La battaglia da combattere è quella delle idee Di Carlo Stagnaro Pochi giorni fa, Virus ha pubblicato una lettera aperta inviatami da Franco Dell'Alba (http://www.virusilgiornaleonline.com/federalismo.htm), un secessionista di Alessandria che conosco da un po' di tempo grazie alla comune frequentazione di alcuni gruppi autonomisti on-line e che ho avuto la ventura di incontrare personalmente durante un convegno. Franco naturalmente esagera nel lodarmi e mi riconosce meriti e capacità che non credo di avere.
Tuttavia mette in rilievo un problema reale: la scomparsa pressoché totale delle istanze nordiste dal dibattito politico.
Se da un lato la devolution può rappresentare un passo avanti rispetto all'attuale organizzazione napoleonica dello Stato italiano, essa certo non costituisce una valida risposta alle aspirazioni indipendentiste del Nord del paese. Esse si tradussero, nel 1996, in un massiccio appoggio alla Lega Nord (che raccolse oltre il 20% dei voti in Padania, e c'è da credere che tale cifra stimi per difetto l'entità del malcontento). Il 13 maggio 2001,invece, il Carroccio è stato ridotto ai minimi termini. Certamente è vero che molti non hanno compreso o condiviso l'alleanza con la Casa delle Libertà. Altri hanno voluto punire le troppe capriole tattiche di Umberto Bossi. Altri ancora hanno cercato rifugio nell'astensione, non apprezzandola rinuncia totale e incondizionata al padanismo.
Almeno un dato positivo, però, c'è. Silvio Berlusconi gode oggi di una maggioranza solida e avrà più di un'occasione, da qui ai prossimi cinque anni, di dimostrare se realmente ha cuore il bene del Nord. Non bisogna aspettarsi grandi cose, questo è pacifico. Pur tuttavia, poco è meglio di nulla, e - parafrasando Robert Heinlein - spesso la scelta tra "male" e "peggio" è perfino più cruciale di quella tra "male" e "bene" (ed è fuori discussione che una vittoria dell'Ulivo sarebbe stata "peggio").
Quello che ci troviamo di fronte, insomma, è un lungo periodo di relativa stabilità, durante il quale il padanismo avrà occasione di riorganizzarsi e re-inventarsi. La battaglia da combattere, allora, è tutta culturale. Le organizzazioni indipendentiste (a partire dalla più prestigiosa e affermata, La Libera Compagnia Padana) e i mezzi di comunicazione ostili al sistema (come Virus) hanno l'obbligo morale di creare le condizioni affinché, al termine di questo mandato parlamentare, chiunque voglia raccogliere l' eredità di tante lotte indipendentiste disponga finalmente di solide basi culturali e degli strumenti concettuali necessari a interpretare una politica secessionista di alto profilo.
Ritengo dunque che i padanisti debbano impegnarsi allo stremo per essere presenti sul territorio e propagandare il proprio pensiero. Incontri pubblici, pubblicazione di materiale utile e diffusione delle idee (anche e soprattutto attraverso la rete) dovranno essere la loro prima occupazione.
Dal nuovo governo è lecito aspettarsi qualcosa: pur consci che Silvio Berlusconi potrebbe anche rappresentare l'ennesima delusione. Bisogna allora essere attenti e pronti a lodare il presidente del consiglio in pectore qualora si distingua per coraggio e spirito di iniziativa; e ugualmente non esitare a biasimarlo o condannarlo se invece si dimostrerà non dissimile da chi lo ha preceduto.
Ancora una volta, però, va ripetuto che il vero campo di battaglia è quello delle idee: che sole possono muovere la storia. Se i custodi della fiaccola indipendentista non sapranno presentare ai propri concittadini un'alternativa desiderabile (il che passa necessariamente per la rielaborazione delle proprie categorie concettuali attraverso le lenti critiche fornite dal libertarismo) la secessione resterà una causa persa. E' in ogni caso necessario che essi conquistino un'ottica globale: nell'ambito della quale l'indipendenza della Padania rappresenta un ulteriore passo avanti nella crisi dello Stato moderno e, c'è da sperarlo, una mossa verso lo scacco matto ai danni dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Europee.
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