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L'insostenibile pesantezza della
Guardia di Finanza
di Carlo Stagnaro
A
volte, come si dice dalle mie parti, "mi tasto per vedere se ci
sono". Perché quando leggo certe notizie mi chiedo che razza di
popolo è il nostro per non aver ancora fatto scoppiare una sana
rivoluzione. Ma andiamo con ordine. La Direzione Distrettuale Antimafia
della Procura di Palermo ha recentemente aperto un'indagine su un
cittadino di Udine. Fin qui (quasi) niente di strano. Tale cittadino è
accusato di diffamazione per aver "offeso nel corso della
trasmissione televisiva irradiata il 28 febbraio 1997 da Antenna Tre
Veneto la reputazione del Maggiore Antonino Costa e del Maresciallo
Maggiore Ezio Valentinotti, attribuendo loro un intervento - armi alla
mano - in relazione ad una verifica fiscale alla sua azienda da parte
del Comando della Guardia di Finanza del Friuli-Venezia Giulia".
Stendiamo un velo pietoso sul non proprio limpido periodare dei
procuratori siciliani e concentriamoci un attimo sulla sostanza.
Il cittadino friulano in questione è un imprenditore come tanti altri.
Al pari di molti colleghi, si è trovato sulle spalle un'accusa di
evasione fiscale, con tutti i suoi fastidiosi corollari (visite
inopportune da parte di persone sgradite in divisa, perdite di tempo e
denaro, noiosi colloqui con ogni genere di funzionari...). Tale accusa
si è poi rivelata infondata. E tutto è finito lì. Per la Guardia di
Finanza. Perché per l'imprenditore lì sono cominciati i drammi:
l'indagine per lui ha avuto un costo che nessuno gli ha rimborsato. Non
solo: quel cittadino afferma anche di aver subito inutili molestie da
parte dei finanzieri, che - in particolare - sarebbero entrati in armi
nella sua ditta. Non c'è motivo di non credergli: perché mai dovrebbe
mentire?
Ebbene, per farla breve i finanzieri incriminati si sono sentiti
"diffamati" da questa affermazione e hanno querelato il
tranquillo cittadino. La cosa più strana in una faccenda già di per sé
surreale è che tale accusa arriva da Palermo e non, come sarebbe
"naturale" (si fa per dire...), dal Friuli o dal Veneto. In
pratica, il "delinquente" (anzi, diciamo pure il
"mafioso"...) friulano dovrà comparire insieme ai suoi due
legali il 14 ottobre alle ore 9,30 di fronte al Giudice per le Indagini
Preliminari. A Palermo. Come se la trasferta fosse gratis e non
obbligasse il pericoloso "criminale" a trascurare la propria
ditta per diversi giorni.
Tutto questo fa pensare seriamente all'assurdo strapotere di cui godono
alcuni organi dello Stato e, in particolare, la Guardia di Finanza. Già
il fatto che il corpo preposto alle verifiche fiscali sia armato (caso
unico nel mondo civile, sempre che l'Italia ne faccia parte) è assurdo.
In più queste persone vivono nella sostanziale impunità. Suvvia, tutti
sanno delle "birichinate" cui certi esponenti delle Fiamme
Gialle talvolta si lasciano andare... Ma, anche restando
"soltanto" alle prerogative "legittime" della Gdf,
c'è da impallidire. Che dire, ad esempio, della legge del 7 gennaio
1929 (chi ha orecchi per intendere, badi bene al periodo cui tale
disposizione risale...), secondo cui essa ha il potere di accedere
"in qualsiasi ora" (quindi anche di notte) in "ogni
azienda industriale o commerciale", "al fine di effettuare
accertamenti e verifiche"? In un paese libero un corpo come la
Guardia di Finanza non ha alcuna ragione di esistere. E, se proprio
"s'ha da fare", che almeno sia smilitarizzata,
territorializzata e dotata di poteri e discrezionalità assai minori di
quelli attuali. Chiunque abbia a cuore la libertà e la giustizia non può
esimersi da una tale battaglia, volta a scardinare uno dei più odiosi e
solidi appoggi del centralismo e del nazionalismo romano.
Quasi dimenticavo: il cittadino angariato di cui sopra è Dino Pasian,
Presidente onorario della Life. Il che fa venire in mente ai maligni una
ulteriore considerazione: non è che si vuole "colpirne uno"
di quelli più in vista per "educarne cento"? Non solo. Dino
Pasian, oltre che esponente di primo piano della combattiva
organizzazione di imprenditori, è anche un amico. E quando, alcuni
giorni fa, l'ho sentito per telefono, ho sentito un uomo distrutto. Un
uomo a cui l'invadenza dello Stato ha rovinato la ditta, la vita, la
salute, la famiglia. E come lui ce ne sono mille altri che, avendo meno
volontà e meno forza d'animo, rimangono ignoti alle cronache. Per
rispetto di queste persone, in nome della loro dignità, bisogna
muoversi. Ricordando il monito del grande Henry David Thoreau:
"esistono dei casi in cui la regola della prudenza non si applica,
e in cui un popolo, o un individuo, devono fare ciò che è giusto,
costi quel che costi".
Carlo
Stagnaro
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