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Politicamente Scorretto rubrica a cura di Carlo Stagnaro |
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O CON L'EUROPA, O CONTRO L'EUROPA di
Carlo Stagnaro Finalmente è finita. La campagna elettorale prima, la farsa delle code poi, ma è fatta. Al momento di scrivere, in realtà, non sono ancora a conoscenza delle percentuali esatte. Devo dire però, in tutta sincerità, che della seconda cifra decimale mi interessa ben poco. Quello che conta è che i cittadini di questo malandato paese hanno votato e, a quanto pare, hanno eletto una maggioranza. Perché governi. Non si sono limitati a questo, comunque: hanno anche bocciato senza appello i partiti dell'Ulivo e il loro leader. Presumibilmente, tra poco Silvio Berlusconi sarà ufficialmente presidente del consiglio e la sua "squadra" potrà partire, lancia in resta e petto in fuori. Il tempo dell'euforia finirà e resteremo, finalmente sereni, di fronte ai fatti che Silvio saprà realizzare. Basta regolamenti di conti interni, non ne voglio più sapere niente di quello che Marini intima a D'Alema o delle richieste che D'Antoni rivolge a Di Pietro. Voglio fatti, fatti, fatti. Ad esempio. La Casa delle Libertà è stata eletta perché i cittadini l'hanno percepita, a torto o a ragione, come un'aggregazione liberale. Quindi da essa si aspettano forti incentivi al federalismo, la distruzione dei lacci e lacciuoli che ingabbiano l'impresa, l'abbattimento della pressione fiscale e un numero di altre cose. Riusciranno, non riusciranno? Chi scrive è scettico non meno che speranzoso. Questa può essere, soprattutto per le regioni del Nord, l'opportunità da tanto attesa; oppure può rivelarsi l'ennesima fuffa. Il fumo delle parole e delle promesse elettorali costituisce ancora una spessa coltre oltre la quale è difficile vedere. Certamente può trattarsi della "scelta decisiva": se il governo di Roma non saprà finalmente rispondere alle giuste pretese delle comunità padane, Dio solo sa quale via potrà imboccare il dissenso, ancora una volta frustrato nelle proprie aspettative. In questo senso, non giova il misero successo mietuto dalle forze autonomiste: che va però letto come una punizione per le troppe giravolte tattiche e i troppi tradimenti strategici. Chi ieri garantiva la secessione, potrà ben difficilmente rifarsi una verginità attraverso un oscuro, per quanto potenzialmente utile, strumento dialettico come la devolution. D'altronde, l'essere secessionisti non pregiudica la possibilità di percorrere un tratto di strada insieme con quelli che si presume (e si spera) siano federalisti autentici. Questa si chiama coerenza, in fondo. Da ultimo, ma non meno importante, l'Europa. Saprà la Casa delle Libertà opporsi alla centralizzazione burocratica e all'armonizzazione fiscale e legislativa? Avrà Berlusconi la forza di interpretare sul serio (per una volta) i desideri e le aspettative di chi lo ha così massicciamente votato? Certo, mi apre già di sentire gli avvoltoi della sinistra profetizzare l'isolamento, l'impopolarità, il biasimo dei "partner" europei. Sarà: secondo me è fuffa. Nel mio piccolo, ho ricevuto due e-mail proprio ieri. Una dall'Inghilterra, l'altra dall'America. Entrambi gli amici si felicitavano per la sconfitta dell'Ulivo e auspicavano per l'Italia una stagione meno segnata dall'euro-apriorismo. L'unificazione continentale è ormai divenuta una religione laica: o sei con lei, o contro di lei. La speranza è che il futuro governo sia orgogliosamente, fieramente e consapevolmente eretico. |
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