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Politicamente Scorretto rubrica a cura di Carlo Stagnaro |
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Abolire i reati di opinione
La giornata di domenica scorsa è stata resa vivace dall'ultima edizione di Pontida.
Storico raduno dei leghisti di ogni tendenza, il grande prato della bergamasca ha accolto, come di consueto, un fiume di persone. Rispetto al passato, si notava la differenza. Meno passione e più calcoli, meno entusiasmo e facce un po' mogie. Immutata, invece, era la speranza di queste persone di ottenere un cambiamento. Reale. Tra la fiducia estrema nel "Capo" e le critiche ai ministri padani che hanno dovuto giurare fedeltà alla Costituzione, si mescolavano rabbia e gioia, i critici litigavano coi trinariciuti, i devoluzionisti si confrontavano coi secessionisti.
Perché in fondo Pontida è tutta lì: incontro e politica e salamelle. Attesissimo il discorso di Umberto Bossi, per la prima volta in veste di ministro e con una immaginaria fascia tricolore a tracolla. Anche se lui ha affermato di essere sempre "un uomo del popolo".
Chissà se lo é davvero. Si è rivolto soprattutto a noi, ai delusi ma non pentiti, all'esercito degli astensionisti, a quelli che nella secessione ci hanno creduto e ci credono. Ha detto che siamo compagni che sbagliano. Ha detto che ci dimostrerà coi fatti il nostro errore. Sinceramente, lo spero. Ma non ci credo troppo.
Il Bossi però ha anche parlato di programmi e di progetti, e ha lanciato qualche cavallo di battaglia per i prossimi mesi. Ha attaccato duramente il codice penale italiano, con particolare riferimento ai reati di opinione che ancora esso contiene. Parole sacrosante. Viene da pensare che, se davvero la delegazione leghista al governo riuscirà a segnare almeno questo punto, forse ne sarà valsa la pena.
Il leader del Carroccio ha nominato le varie imputazioni a più riprese rivolte a dirigenti e militanti padanisti: i reati di vilipendio, l'associazione antinazionale, e tutte quelle vaccate lì. Incrociamo le dita e, almeno su questo, diamogli fiducia. Bisogna però saper andare oltre: abolire tutti i reati di opinione, non solo quelli di bottega. Via allora quelle norme che continuano a dare ai fascisti un'importanza che non hanno, si faccia pulizia della Legge Mancino e della condanna del razzismo. Non serve certo un articolo scritto in piccolo sui codici per definire pirla chi covi pregiudizi razziali. Il razzismo, l'avversione per la nazione italiana e il nazionalismo, finanche l'adesione alla dottrina fascista sono opinioni. Giuste o sbagliate, lodevoli o no, essi non sono un reato.
Forse è un vezzo, ma sarebbe bello che - finalmente - anche questo paese prendesse atto di ciò che è ovvio. La rivoluzione, in fondo, comincia dalle piccole cose.
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