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Politicamente Scorretto rubrica a cura di Carlo Stagnaro |
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Il ritorno dei 99ers Di Carlo Stagnaro
La vita è una tempesta, si dice dalle mie parti, ma prenderlo nel culo è un lampo. Mi si perdonerà l’incipit un po’ brutale, ma non riesco a trovare un modo migliore per introdurre la vicenda dei “ragazzi del ‘99”. Non quelli che partirono per la Prima Guerra Mondiale e furono mandati al macello. Per fortuna certe cose – dicono – non accadono più. Questa volta i ragazzi del ’99 sono quella manica di meschinetti che ha presentato regolare richiesta di obiezione nel corso dell’anno 1999. Si sa, hanno abolito il militare e discutono se fare fuori anche il servizio civile. Come sempre, quanti si trovano in mezzo al guado sono anche quelli che patiscono le sofferenze maggiori. Anche perché hanno un peso elettorale relativamente basso, ma non è di questo che vogliamo parlare. Nel 1997 è entrato in vigore il Decreto Legislativo n. 504, che ha disciplinato i tempi massimi di attesa per essere chiamati in servizio: 9 mesi (o meglio tre trimestri completi), a partire dal 1 gennaio 2000. Ebbene, secondo un'interpretazione dell'Ufficio Nazionale Servizio Civile (http://www.serviziocivile.it), l'ente pubblico che si occupa degli obiettori, questo chiarissimo termine temporale dovrebbe essere applicato soltanto a quei ragazzi che hanno fatto domanda a partire proprio dal 1 gennaio di quest'anno. “In realtà – ci spiega uno di questi ragazzi – la norma non parla affatto di discriminazioni fra cittadini a seconda del momento in cui la domanda sia stata presentata; la legge indica semplicemente il termine dopo il quale sarebbe stato definitivamente valido il periodo massimo per l'attesa della chiamata, fissato appunto in 9 mesi. E valido, naturalmente, per tutti i ragazzi in attesa di svolgere il servizio”. Chissenefrega? Non del tutto. Primo, perché la questione riguarda un discreto gruzzolo di ragazzi che avrebbero ben altro a cui pensare. E poi perché questa è la tipica questione di principio. Secondo l'interpretazione che a noi pare corretta della legge, tutti i ragazzi che hanno presentato domanda di obiezione di coscienza prima del 1° gennaio 2000 (senza prorogare il rinvio per motivi di studio), dovrebbero considerarsi congedati automaticamente a partire dal 1° ottobre scorso. Secondo invece l'interpretazione dell'UNSC, le decine di migliaia di ragazzi che hanno presentato domanda negli ultimi mesi del 1999 dovrebbero aspettare ancora fino a maggio e giugno del 2001 per potersi ritenere congedati (se non ancora chiamati), mentre i loro colleghi che hanno fatto richiesta di obiezione nei primi mesi del 2000, dovranno aspettare al massimo la mezzanotte di Capodanno. La
battaglia è “autogestita” dai ragazzi, visto che nessuno sembra
darle il peso che merita: vale dunque la pena citare qualche sito
internet in cui loro rivendicano le proprie ragioni. Number one,
l’Associazione Obiettori Nonviolenti, che ha lanciato una vera e
propria campagna, naturalmente chiamata "novemesi", per
presentare migliaia di ricorsi al TAR contro le chiamate fuori termine (http://www.obiettori.org/leggi/campagnanovemesi.html).
Il secondo sito è quello di un giovane obiettore, Giorgio Nardin, che
ha costruito un vero e proprio "archivio" online di tutta la
vicenda, dove si possono trovare tantissimi documenti interessanti e
anche qualche angolo di humour (http://digilander.iol.it/dl504/).
E poi il Manifesto dei Ragazzi del ’99 (http://utenti.tripod.it/ragazzidel99/)
e il Forum dei 99ers (http://www.99ers.cjb.net).
Tutta gente di buona volontà, a cui lo Stato ha letteralmente distrutto la possibilità di costruirsi una vita. La spada di Damocle della convocazione (non-so-quando & non-so-dove) di fatto impedisce ogni sogno di programmazione a breve, medio o lungo termine. La realtà è che l’idea stessa di Servizio militare è barbare, perché è una forma di schiavitù e di grave limitazione della libertà personale. Il Servizio civile non è da meno: forse le corvèe sono politicamente più corrette se svolte al servizio di organizzazioni largamente egemonizzate dalla sinistra? Forse il “regalo” che i politici fanno ai loro “compagni di merende” che operano nel mondo del volontariato è una manifestazione di coscienza e di rispetto della dignità umana? In fondo, l’istituzione e l’esistenza del servizio civile è un tradimento e un oltraggio agli ideali e al lavoro di quanti il volontariato lo fanno davvero. E che, come dice la parola stessa, sono “volontari”. Nessuno
pretende che i politici capiscano il disagio in cui si trovano i
ragazzi, men che meno che rispettino la loro dignità. Ma almeno
potrebbero comprendere che lì c’è l’opportunità di raccattare
qualche voto, e agire di conseguenza. Spesso l’egoismo produce effetti
assai superiori a qualunque altra forma di generosità. Carlo
Stagnaro |
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