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Il Dibattito Globale-Noglobal alla luce 

degli eventi dell'11 Settembre 2001

relatore: Rodolfo Casadei giornalista di "Tempi"

 

Così come annunciato si è svolto a Novate Milanese, presso la Sala Consigliare del Comune, l'incontro con il giornalista Rodolfo Casadei Editorialista della rivista "Tempi".

L'incontro ha visto la partecipazione di numerosi Associati Life e non. Sicuramente tutti hanno assistito ad un dibattito finalmente ripulito da ogni tipo di ideologizzazione, cosa molto difficile in questi tempi.  

 

Ascolta una parte del dibattito          clicca qui

 

 

 

" cosa scrive Rodolfo Casadei "

 

Chi si globalizza riduce la povertà

 

Qualcuno svegli Casarini, Agnoletto, Beppe Grillo, padre Zanotelli e tutti gli altri no-global: è arrivato un altro studio della Banca Mondiale, l’ennesimo, a documentare statistiche alla mano che la globalizzazione, diversamente da quanto costoro propagandano, sta avvantaggiando i paesi poveri che ad essa si aprono.

 

Qualcuno svegli Casarini, Agnoletto, Beppe Grillo, padre Zanotelli e tutti gli altri no-global: è arrivato un altro studio della Banca Mondiale, l’ennesimo, a documentare statistiche alla mano che la globalizzazione, diversamente da quanto costoro propagandano, sta avvantaggiando i paesi poveri che ad essa si aprono. Lo studio si chiama Globalization, Growth and Poverty: Building an Inclusive World Economy ed è opera di Paul Collier e David Dollar. Non si limita affatto ad inneggiare agli effetti positivi della globalizzazione, ma raccomanda una serie di misure per governare il processo e per far sì che i paesi finora rimasti fuori dalla corrente possano finalmente sfruttarla. Fra esse c’è anche un’ulteriore riduzione del debito estero (per i paesi che riformano seriamente il loro sistema economico) e maggiori stanziamenti per gli aiuti allo sviluppo, che hanno ormai toccato un minimo storico in rapporto al prodotto interno lordo (pil) dei paesi ricchi.
Il dato che balza agli occhi dallo studio è comunque quello che si è detto all’inizio, e che si può riassumere nel modo seguente: il tasso di crescita dell’economia mondiale fra il 1980 e il 1998 può essere analizzato ripartendo i paesi in tre grandi aree. Quella dei paesi ricchi, che sono cresciuti ad un tasso annuo del 2 per cento; quella dei paesi poveri “più globalizzati”, che hanno registrato un tasso di crescita del 5 per cento; e infine quella dei paesi poveri “meno globalizzati”, che hanno avuto una crescita negativa pari a meno 1 per cento all’anno. Il secondo gruppo comprende 24 paesi del Terzo mondo abitati da 3 miliardi di abitanti, fra cui Cina, India, Ungheria, Messico, Uganda, Vietnam, ecc. Essi hanno «adottato politiche nazionali e istituzioni che hanno permesso alla gente di trarre vantaggio dai mercati globali». Il terzo gruppo comprende paesi dell’Africa nera, dell’ex Unione Sovietica, Algeria, Egitto, Iran, Pakistan, Birmania, Venezuela, ecc., per un totale di 2 miliardi di persone. In essi l’incidenza del commercio internazionale sul pil è rimasta stazionaria o è diminuita. Più chiaro di così…

 

di Casadei Rodolfo

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