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 " Verbania 17 Novembre 2000 "

2° udienza processo "Operazione Drago" 

Spettacolare vittoria LIFE con retrogusto amaro per Walter e Dolores nella sentenza emessa dal Giudice Unico del Tribunale di Verbania Vinicio Cantarini. Il processo vedeva tra gli imputati oltre ai due leaders della LIFE nel VCO anche ben 12 soci rei, a detta del PM Dott. Nicola Mezzina di aver occupato la Camera di Commercio di Baveno il 19-2-1999 nell’ambito della cosiddetta Operazione Drago.

 

Ricordiamo, che detta operazione prevedeva che delegazioni LIFE si recassero presso le Camere di Commercio di tutte le zone dove la LIFE è presente, per richiedere Certificati di Iscrizione a carico di soci LIFE che rifiutavano di corrispondere il relativo Diritto Camerale, gabella giudicata ingiusta e arbitraria da parte di LIFE tutta.

 

Ricordiamo inoltre, che la Procura della Repubblica di Verbania fu l’unica in quell’occasione a prendere provvedimenti verso quelli che considerò occupanti, mentre credo a tutti siano sembrati solo cittadini, “tax-payers”, che si recavano presso un Ente che essi foraggiano abbondantemente per richiedere atti dovuti o spiegazioni in merito al perché l’Ente stesso continui testardamente a tartassare i cittadini con richieste di denaro a fronte del quale non viene corrisposto alcun servizio, dato che ogni prestazione richiesta alla CCIAA va pagata separatamente.

 

Durante un processo consistito in due udienze di 4-5 ore ciascuna (ma quanto ci è costato?) si sono uditi toni che francamente reputavamo essere ormai stati relegati tra i ricordi di un passato remoto per il nostro paese, meno remoto per alcuni altri paesi. Nell’interrogatorio dei testimoni si è preteso da parte del PM che essi ripetessero in aula, con dovizia di particolari, le dichiarazioni rilasciate nel corso dell’interrogatorio successivo ai fatti, cosa risibile se si pensa che erano trascorsi quasi due anni dai fatti pertanto sfido chiunque a ricordarsi a tal distanza di tempo i particolari del proprio matrimonio, tanto per ricondursi alla tesi dell’accusa secondo la quale una persona sarebbe tenuta a ricordarsi a tal distanza di tempo i fatti accaduti in occasioni speciali.

 

La tesi dell’accusa che poi voleva far riconoscere gli imputati colpevoli di interruzione di pubblico servizio per il solo aver attirato la curiosità degli astanti e degli impiegati è stata mirabilmente smontata dall’Avv. Roberto Cota,  Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte e difensore, il quale ha dimostrato come al massimo vi poteva scattare l’incriminazione per abbandono del posto di lavoro a carico degli impiegati medesimi. Ritenuta inaccettabile dal Giudice anche l’accusa del PM a Canova per minacce in quanto, come ripetuto dagli stessi funzionari della Digos e dai dipendenti della C.C.I.A.A, Canova non aveva minacciato nessuno. Pretestuosa oltre che paradossale è apparsa poi l’accusa a Canova di aver “costretto” il Dirigente della C.C.I.A.A a indire una riunione col rappresentante delle forze dell’ordine presenti e Canova stesso per arrivare ad una soluzione. Particolarmente efficace è risultata poi l’arringa dell’altro difensore, Avv. Brocca, il quale ha testualmente dichiarato, tra l’ilarità dei presenti: “Sentita la requisitoria mi vien voglia o di associarmi alla LIFE o di lasciare l’Italia”.

 

All’incredibile richiesta del PM di dieci mesi di carcerazione per Canova e Faletti e di cinque mesi per gli altri partecipanti oltre a qualche milione di multa e all’ovvia (per un paese civile tra i quali forse l’Itaglia non è da annoverare) richiesta di assoluzione da parte della difesa, il Giudice, con equilibrio e imparzialità, ha replicato assolvendo tutti tranne Canova e Faletti condannati a due mesi e condonando le multe. Nonostante la sentenza sia un’ovvia vittoria della LIFE contro un’apparato accusativo che francamente ha messo in luce come ancora sia viva e presente l’accezione di cittadino-suddito e di stato-padrone, Canova e Faletti hanno reputato doveroso il ricorso in appello per arrivare ad un’assoluzione completa in nome della libertà di parola e di espressione e di manifestazione soprattutto se contro Enti pagati dai cittadini in maniera coercitiva e ai cui cittadini ne sfugge l’utilità.

 

                                                                                                    Life Nord-Ovest

                                                                                           

 

Quando una persona ha delle idee e non rischia almeno un po’ per affermarle i casi sono due: o non valgono niente le idee o non vale niente la persona”    Ezra Pound

 

 

  La Prealpina 18/11/2000 

la Stampa 18/11/2000

 Il Giornale 18/11/2000

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"Rassegna Stampa"