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Anatocismo Bancario Siamo troppo grandi per credere nelle favole, ma qualche volta la realtà diventa dolce e vellutata anche per chi, come i lavoratori autonomi, deve sopportare quotidianamente l’aggressione dei poteri forti (Partiti, banche, assicurazioni…). E’ il caso delle recenti sentenze della Corte di Cassazione (per tutte Cass. 20.5.1998 n° 2374, Cass. 30.3.1999 n° 3096) avallate in qualche modo dalla stessa Corte Costituzionale (sentenza 9-17 ottobre 2000 n° 425) con cui è stato di fatto rimossa una delle peggiori vessazioni perpetrate dal Sistema creditizio e bancario italiano nei confronti delle piccole e delle medie imprese. Stiamo
parlando ovviamente dell’uso assolutamente illegittimo da parte delle
banche di capitalizzare trimestralmente gli interessi risultanti dal
conto corrente dei propri clienti. Il meccanismo, noto come anatocismo, già nella sua etimologia si rivela per quello che è (dal greco TOKISMOS= usura e ANA= di nuovo), una forma sofisticata di usura con cui il sistema bancario ha espropriato per decenni il popolo italiano e soprattutto i ceti produttivi del frutto delle proprie fatiche. Un esempio per capire: se l’imprenditore obbligato a pagare interessi debitori del 12% annui, alla fine del primo trimestre (cioè della quarta parte di un anno) risultava debitore di un capitale di £.100, nel suo estratto conto figurava 100+3 (dove 3 è un quarto di 12). Se il debito rimaneva di £.100 nei mesi successivi, sull’estratto conto di giugno si contabilizzavano £. 103+3,09, cioè 106,09, a fine settembre poi divenivano 106,09+3,18=109,27 per chiudere a dicembre con 109,27+3,27, cioè £. 112,54. Quel che è ancor più grave è che, se il conto era in attivo, per il correntista a fine anno l’interesse creditorio pattuito – sempre molto basso – rimaneva quello. L’anatocismo cioè funzionava solo a favore delle banche, mentre sulle ingenti riserve liquide rese disponibili agli istituti bancari grazie al risparmio dei propri clienti niente veniva riconosciuto: il cliente che aveva versato in banca £.100 con interesse al 2%, alla fine dell’anno riscuoteva £.102, non una lira in più. L’anatocismo
bancario veniva giustificato dai giudici con la cd. "opinio iuris
ac necessitatis", dal fatto cioè che non solo era accettato dai
clienti, ma da essi osservato con la convinzione che fosse una vera e
propria legge da rispettare. Ora invece si afferma chiaramente nelle predette sentenze che l’anatocismo è valido solo se negoziato, cioè solo se vi acconsente il cliente. Di
fatto si calcola che in questi decenni le banche hanno espropriato ai
propri clienti non meno di 20.000 miliardi (a prescindere dagli importi
pluridecennali ormai prescritti e che quindi non possono essere più
reclamati dai correntisti). Ben si comprende quindi perché da un mese a questa parte gli esponenti più rinomati dell’Associazione Bancaria Italiana stazionino a Montecitorio e organizzino simposi con i partiti nel tentativo nemmeno tanto difficile (i partiti italiani hanno debiti miliardari verso le banche) di introdurre una sanatoria e impedire che milioni di correntisti possano chiedere, come già stanno facendo, la restituzione degli interessi illecitamente corrisposti. L’invito quindi è a voltare le spalle a tutti quei partiti che con il loro voto favorevole o anche con la astensione favoriranno ancora una volta il ripristino della illegalità. Invitiamo
tutti gli Associati ad inviare al più presto il modulo (che è
disponibile sul sito o presso le sedi) con la richiesta di rimborso
relativa agli interessi illegittimi percepiti dagli istituti bancari
negli ultimi dieci anni. Magister |